Che cos’è l’insufficienza venosa cronica

L’insufficienza venosa cronica (IVC) è una condizione in cui il sistema venoso degli arti inferiori non riesce a garantire un corretto ritorno del sangue verso il cuore. Questo accade quando le valvole venose perdono la loro funzione, consentendo al sangue di ristagnare nelle gambe. Con il tempo, l’aumento della pressione all’interno delle vene può determinare una serie di disturbi progressivi che incidono significativamente sulla qualità di vita del paziente.

Le vene varicose rappresentano spesso il segno più evidente della patologia, ma non devono essere considerate un semplice problema estetico. Esse sono infatti l’espressione di un’alterazione funzionale del circolo venoso che, se trascurata, tende a peggiorare nel tempo. Gli arti inferiori risultano particolarmente coinvolti a causa della posizione eretta e dell’azione della gravità, che ostacolano il ritorno del sangue verso il cuore.

Cause e fattori di rischio

L’insufficienza venosa cronica può essere favorita da diversi fattori. Tra i più comuni troviamo:

  • ➤ sedentarietà
  • ➤ posture prolungate in piedi o seduti
  • ➤ sovrappeso e obesità
  • ➤ ipertensione
  • ➤ variazioni ormonali
  • ➤ gravidanze multiple
  • ➤ predisposizione familiare
  • ➤ pregresse trombosi venose

Tutti questi elementi, da soli o combinati tra loro, contribuiscono ad aumentare la pressione venosa e a danneggiare progressivamente le valvole designate a far ritornare il sangue dalla caviglia al cuore.

Sintomi

I sintomi dell’IVC tendono a comparire in modo graduale. Nelle fasi iniziali il paziente può riferire una sensazione di pesantezza alle gambe, affaticamento e un lieve gonfiore serale, soprattutto dopo una giornata trascorsa in piedi.

Con il progredire della condizione, l’edema può diventare più persistente e possono comparire crampi notturni, prurito, bruciore o formicolii.

Negli stadi più avanzati si osservano alterazioni cutanee, come ispessimento della pelle e cambiamenti di colore, fino alla comparsa di ulcere venose nei casi più gravi. I disturbi tendono a peggiorare per la vasodilatazione e dopo molte ore in posizione eretta.

Diagnosi

La diagnosi dell’insufficienza venosa cronica si basa inizialmente su una valutazione clinica accurata, che comprende anamnesi e osservazione diretta degli arti inferiori. Tuttavia, l’esame di riferimento è l’ecocolordoppler venoso, una metodica non invasiva e indolore che permette di studiare il flusso sanguigno, verificare il corretto funzionamento delle valvole e individuare eventuali reflussi o ostruzioni.

L’esame viene solitamente eseguito in posizione eretta per valutare le vene in condizioni funzionali e consente di definire con precisione l’estensione e la gravità della patologia.

Classificazione clinica (CEAP)

Per descrivere lo stadio dell’insufficienza venosa cronica e uniformare la valutazione clinica, si utilizza comunemente la classificazione CEAP, che suddivide la malattia in base ai segni clinici osservabili:

Classe Quadro clinico
C0 Assenza di segni visibili
C1 Capillari e teleangectasie
C2 Vene varicose
C3 Presenza di edema
C4 Alterazioni cutanee
C5 Ulcera venosa cicatrizzata
C6 Ulcera venosa attiva

Questa classificazione è uno strumento utile per orientare le scelte terapeutiche e pianificare il follow-up del paziente.

Prevenzione

La prevenzione è fondamentale sia nei soggetti predisposti sia nelle fasi iniziali dell’insufficienza venosa cronica, poiché consente di ridurre i fattori di rischio e ritardare l’insorgenza dei sintomi. Nei pazienti già affetti rappresenta lo strumento principale per rallentare la progressione della malattia e prevenire le complicanze.

Per le persone asintomatiche ma a rischio – per familiarità, stile di vita, gravidanza o predisposizione genetica – la prevenzione rimane l’unica strategia efficace per ridurre la probabilità di sviluppare la patologia e le sue conseguenze più gravi, come trombosi venosa profonda e sindrome post-trombotica.

Alcune abitudini quotidiane possono contribuire in modo significativo a ridurre il rischio di peggioramento:

  • ✔ mantenere uno stile di vita attivo
  • ✔ evitare di rimanere a lungo in piedi o seduti senza muoversi
  • ✔ controllare il peso corporeo
  • ✔ sollevare le gambe durante il riposo
  • ✔ adottare una dieta equilibrata
  • ✔ utilizzare calze elastiche su indicazione medica

Queste misure favoriscono l’attivazione della pompa muscolare del polpaccio, essenziale per sostenere il ritorno venoso.

Supporto nutraceutico nella prevenzione

Accanto alle misure comportamentali, nei soggetti predisposti o nelle fasi iniziali dell’insufficienza venosa cronica può risultare utile un supporto nutraceutico mirato. In questo contesto, gli integratori a base di flavonoidi e sostanze vasoattive vengono impiegati per sostenere il tono venoso e migliorare la funzionalità del microcircolo.

Il composto più studiato è la diosmina, un flavonoide naturale ad azione flebotonica che contribuisce a migliorare il tono delle pareti venose e a favorire il drenaggio linfatico. La sua efficacia nel controllo di sintomi come pesantezza, dolore ed edema degli arti inferiori è supportata da numerose evidenze scientifiche.

Alla diosmina viene spesso associata l’esperidina, con cui esercita un’azione sinergica. Questa combinazione consente di rafforzare la struttura dei vasi sanguigni e di ottimizzare la circolazione venosa, con un effetto positivo sul microcircolo periferico.

A supporto della funzionalità vascolare intervengono anche gli estratti di Vitis vinifera (vite rossa), ricchi in polifenoli ad attività antiossidante. Queste sostanze contribuiscono a proteggere i capillari dallo stress ossidativo, riducendo la permeabilità vascolare e la sensazione di pesantezza alle gambe.

Nel controllo del gonfiore e della stasi venosa può risultare utile anche il rusco (Ruscus aculeatus), pianta tradizionalmente impiegata per le sue proprietà vasocostrittrici e antiedemigene. I suoi principi attivi favoriscono il ritorno venoso e contribuiscono a ridurre la sensazione di pesantezza agli arti inferiori.

All’interno del gruppo dei bioflavonoidi, anche la rutina riveste un ruolo rilevante grazie alla sua attività capillaroprotettiva, utile nel ridurre la fragilità vascolare e nel migliorare la resistenza delle pareti dei vasi.

Completa il quadro la Centella asiatica, tradizionalmente impiegata per il suo effetto sul tessuto connettivo e sulla microcircolazione. I suoi principi attivi contribuiscono a sostenere l’integrità strutturale dei vasi sanguigni e a migliorarne la funzionalità.

È importante sottolineare che l’uso di integratori deve essere sempre inserito in un approccio globale, che comprenda uno stile di vita corretto ed eventuale elastocompressione, e deve essere valutato dal medico in base al profilo del paziente.

Trattamento

La gestione dell’insufficienza venosa cronica prevede un approccio personalizzato, calibrato in base alla gravità dei sintomi e allo stadio della malattia.

  1. 1.  Terapia farmacologica: utilizzo di farmaci/integratori flebotonici per il controllo dei sintomi, come i venotonici a base di diosmina, utili a migliorare il tono venoso e ridurre la sintomatologia.
  2. 2.  Terapia compressiva: l’uso di calze a compressione graduata è fondamentale per migliorare il flusso venoso e ridurre edema e sintomi. È essenziale una corretta misurazione per garantire un’efficace azione terapeutica.
  3. 3.  Correzione dello stile di vita: controllo del peso corporeo e attività fisica regolare per stimolare la pompa muscolare e favorire il ritorno venoso.

Approccio interventistico

Nei casi più avanzati o selezionati possono essere presi in considerazione:

  • ➤ scleroterapia
  • ➤ trattamenti endovascolari
  • ➤ chirurgia flebologica

Un intervento tempestivo consente di alleviare i disturbi, migliorare la qualità di vita e rallentare la progressione della patologia.

Conclusione

L’insufficienza venosa cronica è una patologia diffusa ma spesso sottovalutata. Una diagnosi precoce e un approccio multidisciplinare consentono di gestirla in modo efficace, prevenendo le complicanze e migliorando il benessere del paziente.

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